In Algeria si apre la campagna per le legislative del 2 luglio
Principali partiti al debutto nel Sud, oltre 3 mila candidature escluse
È iniziata in Algeria la campagna elettorale per le elezioni legislative previste il prossimo 2 luglio, alle quali partecipano circa 7.000 candidati in competizione per i 407 seggi dell'Assemblea Popolare Nazionale, la Camera bassa del Parlamento. L'Autorità Nazionale Indipendente per le Elezioni (Anie) ha fissato in 20 giorni la durata della campagna, che si concluderà 72 ore prima dell'apertura delle urne, con l'avvio del cosiddetto periodo di 'silenzio elettorale'. La maggior parte dei partiti politici che dispongono della più ampia rappresentanza parlamentare nell'attuale Assemblea ha scelto le regioni meridionali del Paese per dare il via alla promozione dei propri programmi elettorali. Il segretario generale del Fronte di Liberazione Nazionale (Fln), Abdelkrim Benmbarek, guiderà due comizi popolari nelle wilaya di Adrar e Ain Guezzam, nell'estremo Sud dell'Algeria. Anche il Raggruppamento Nazionale Democratico (Rnd) e il Fronte del Futuro, entrambi appartenenti all'area della maggioranza, hanno scelto le wilaya di Illizi e Djanet, nel Sud-Est del Paese, come punto di partenza della loro campagna. Il Movimento della Società per la Pace (Msp), principale formazione islamista algerina, inaugurerà invece la propria campagna dalla wilaya di Timimoun, nel Sud-Ovest, mentre altri partiti hanno optato per conferenze stampa dedicate alla presentazione dei rispettivi programmi elettorali. Ad Algeri, nel primo giorno di campagna, non si registrano particolari segni visibili della competizione elettorale nei diversi comuni della capitale. Anche i pannelli installati dalle autorità in numerosi quartieri per l'affissione dei manifesti elettorali appaiono ancora completamente vuoti, secondo quanto constatato dall'ANSA. Parallelamente, l'esame delle candidature è stato caratterizzato da un rigoroso processo di verifica da parte dell'Autorità elettorale, che ha escluso oltre 3.000 candidati per il mancato rispetto di quelli definiti "requisiti di legge" o per incompatibilità con il principio della separazione tra denaro e politica. In particolare, l'articolo 200 della legge elettorale, e soprattutto il suo settimo comma, ha impedito a diversi aspiranti deputati di accedere alle liste definitive. La disposizione ha suscitato ampie polemiche, poiché alcuni osservatori ritengono che manchi di sufficiente precisione e lasci spazio a interpretazioni che consentirebbero l'esclusione di candidati anche in assenza di sentenze giudiziarie definitive.
G.Luthra--BD